Bruno Pampaloni -LA STORIA NON E' UN FILM - Edizioni Settimo Sigillo , 2009 -- euro15.00


Da Zapata al Vietnam: il Novecento "tradito" dal grande cinema. Miti, silenzi, bugie


Parlare di Storia, senza annoiare. Guardare un film, evitando di concedere patenti di verità, sull’onda dell’immagine che rapisce, della bella sceneggiatura, del fascinoso protagonista di turno. Un gioco ad incastro, tra Storia e rappresentazione filmica, un puzzle divertente, quello che ci propone l’Autore, con la sua “rivisitazione” di alcuni film storici ormai diventati classici, “riletti” ben oltre la loro dimensione, parziale, di meri momenti spettacolari, e “riscritti” sulla base della verosimiglianza storica, se non proprio della Verità. La Storia, le storie, in definitiva, per come sono realmente andate. Il tempo della propaganda cinematografica per fortuna è finito. Ci auguriamo siano venuti meno anche i vecchi tabù del determinismo storico, secondo cui il senso della Storia era quello dell’ineluttabile “progresso”. In questa direzione l’Autore individua una prospettiva di lavoro nuova ed accattivante, tanto anticonformista. rispetto alla vulgata corrente, quanto rigorosa, perchè attenta ai fatti, tanto innovativa, rispetto alla più tradizionale lettura critica della singola pellicola cinematografica, quanto capace di non subirne la suggestione.

Bruno Pampaloni, genovese, giornalista e saggista, collabora da tempo con diversi quotidiani e periodici nazionali, cartacei e on line tra cui Il Foglio, Libero, Libero Mercato,Area, Economy. Per i nostri tipi ha pubblicato, insieme con Alberto Rosselli, il saggio storico Il Ventennio in celluloide (2005). Come scrittore ha al suo attivo Nessun Male (Mondadori 2007) e Li vuoi tutti morti (Fratelli Frilli 2005).


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Dionisio di Francescantonio - ELDORADO - De Ferrari editore, Genova 2006 - pagg. 158, EURO 12,00


(di Armando Fossati)

Il racconto di questa spedizione alla ricerca dell’Eldorado non è un racconto fine a se stesso, ma simboleggia il percorso dell’anima; è la storia dell’anima dell’uomo in generale; ossia, numerose immagini e situazioni si trasformano in immagini emblematiche, segnali di una realtà più profonda, di una condizione più generale, che è quella dell’uomo che percorre faticosamente il suo cammino nella vita e che viene sopraffatto a poco a poco dalla presenza del male che è dentro e intorno a lui e lo fa desistere dai suoi propositi e fa scadere le sue aspirazioni. E’ dunque possibile interpretare il romanzo come una sorta di allegoria del fallimento dell'uomo di ogni tempo, il quale, non riuscendo a vivere secondo l'insegnamento di Cristo, cade inesorabilmente nel male. Il racconto storico del viaggio può quindi essere visto come il percorso dell'anima che, anziché salire a Dio, discende nel gorgo del male. In questo senso la storia dell'anima si carica di simboli: la foresta e la natura ostile sono la presenza del male, i selvaggi sono le tentazioni che insidiano continuamente il cristiano, l'Eldorado è il complesso dei falsi miti e delle illusioni che trascinano l’uomo verso il basso. Poiché la spedizione nasce da premesse illusorie e quindi sbagliate, gli uomini che la intraprendono soccombono inevitabilmente di fronte al male: sia che si tratti del condottiero, fedele ai suoi compiti, sia che si tratti del missionario, che sente fortemente il problema morale del proprio comportamento, sia che si tratti del disperso, ossia di colui che si lascia fuorviare più facilmente.


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Francesco Agnoli - SCRITTI DI UN PRO-LIFE - dal divorzio a Eluana Englaro - Edizioni Fede e Cultura, 2009 - pagg.118, euro 10,00


Cosa significa essere un pro-life? Prima ancora che l’adesione a un insieme di verità circa il retto operare dell’essere umano, significa credere in una possibilità di senso che riscatti la vita di ognuno di noi dall’insignificanza e dal vuoto. Significa essere consapevoli del fatto che, anche nell’esistenza più debole e nella situazione più tragica, l’orizzonte ultimo è quello della positività e della speranza. Negli Scritti che avete tra le mani, un pro-life di lunga data come Francesco Agnoli ci aiuta a misurare su queste premesse questioni attuali e drammatiche come l’aborto, la fecondazione artificiale, il divorzio, l’eutanasia, l’evoluzionismo, l’emergenza educativa e molto altro: scopriremo nel corso della lettura che le regole della morale non sono fatte per ingabbiare l’uomo, ma per aiutarlo a direzionare il suo sguardo verso il bene, la felicità e la pienezza.

Francesco Agnoli vive ed insegna a Trento. Collabora a Il Foglio, Avvenire, e alla rivista "Il Timone". Ha pubblicato: “Controriforme - Antidoti al pensiero scientista e nichilista”, “Contro Darwin e i suoi seguaci - (Nietzsche, Zapatero, Singer, Veronesi, Odifreddi…), “La Liturgia Tradizionale”, “Storia dell’aborto”, “1968” con Fede & Cultura, “La filosofia della luce: dal Big bang alle cattedrali”, “La fecondazione artificiale”, e “Storia dell’aborto nel mondo”, con il Segno di Udine; “Voglio una vita manipolata”, con Ares; “Conoscere il Novecento. La storia e le idee", con Il Cerchio, “Dio questo sconosciuto” e “Santi e rivoluzionari” con Sugarco. Collabora da anni a Radio Maria e al sito www.libertaepersona.org.


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Paolo Deotto - SESSANTOTTO - Diario politicamente scorretto - Edizioni Fede e Cultura, 2008 - pagg. 128, euro 13,00


Il sessantotto è entrato ormai talmente nella mitica, che se ne parla come di un evento storico, di una svolta epocale, di un “movimento” che ha comunque portato l’Italia a svegliarsi, a cambiare, a uscire dal suo torpore. Ma siamo sicuri che tanta retorica non nasconda altro, soprattutto per chi ottenne carriere politiche e tanti altri vantaggi? Una rilettura storica precisa e documentata ci parla di un sessantotto che fu anche esplosione di violenza, distruzione di valori, senza averne altri validi da proporre, scuola di prevaricazione e di odio. Questo libro è la cronaca di un uomo che in quegli anni era studente del quinto anno di liceo, e poi matricola in Università, che vide e visse quegli avvenimenti e che ora li ricorda, nella loro crudezza e nella loro sostanza. È brutto parlare di violenza, di sopraffazione, di svilimento della figura femminile, di gioventù smarrita, usata e tradita. Ma queste sono le cose che l’Autore ha visto, vissuto e che ora racconta, per una riflessione meno retorica e più realistica su quegli anni.

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Alberto Rosselli - L'OLOCAUSTO ARMENO - Breve storia di un massacro dimenticato - Edizioni Solfanelli, 2008


Presentazione di Marco Cimmino - Seconda edizione ampliata

La persecuzione scatenata tra il 1915 e il 1918 dai turchi nei confronti della popolazione armena residente in Anatolia e nel resto dell’Impero Ottomano rappresenta forse il primo esempio dell’epoca contemporanea di sistematica e scientifica soppressione di una minoranza etnico-religiosa.

Un piano di eliminazione che non scaturì soltanto dall'ideologia panturchista e panturanista che stava alla base del sedicente partito “progressista” dei Giovani Turchi, ma che traeva le sue profonde origini dalle antiche e mai del tutto sopite contrapposizioni tra la maggioranza musulmana turco-curda e la minoranza cristiana armena.

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Alberto Rosselli - ESSERE CRISTIANI IN CINA - Gianni Iuculano Editore, Pavia 2008. Pagg.110 - euro 12,00



«Sebbene la Repubblica Popolare Cinese continui a dichiararsi un Paese ateo, in realtà esso conta al suo interno una popolazione religiosa costituita da ben 540 milioni di individui (su un totale di 1 miliardo e 300 milioni di abitanti) dei quali, tuttavia, soltanto 300 milioni dichiarerebbero apertamente la propria fede per non incorrere in discriminazioni da parte dello Stato. Nonostante l’articolo n. 36 della Costituzione consenta a tutti i cittadini di esercitare “libertà di credo”, in questo vasto Paese l’essere professanti costituisce ancora un handicap di non poco conto, un effettivo status di ‘diversità’ che può precludere il beneficio dei più elementari diritti umani. Una situazione dolorosa e paradossale se si considera che a partire dagli anni Novanta in Cina nessuno crede più al mito del comunismo. E mentre il patrimonio culturale del socialismo maoista si sgretola di fronte all’epocale mutazione capitalista di questo immenso Paese, i vertici di Pechino si trovano a dovere fronteggiare – spesso con la violenza - una temuta realtà, fino ad appena un decennio fa totalmente inimmaginabile, cioè la spontanea rinascita tra le masse - disgustate dalla crescente corruzione delle istituzioni e deluse dal tradimento degli impossibili ideali di giustizia sociale predicati per decenni dallo stato materialista - del sentimento religioso. Quello che oggi reclamano milioni di giovani cinesi, soprattutto giovani, assetati non soltanto di facile e aleatorio benessere materiale, ma anche di dignità e autentica giustizia.

Il libro, edito sia in italiano sia in polacco, può essere richiesto direttamente all'Editore Iuculano


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Benigno Roberto Mauriello - LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA - Edizioni Solfanelli 2008 - Pagg. 152 - € 10,00


Nel 1936 scoppiò in Spagna una sanguinosa guerra civile che costò al paese cinquecentomila vittime tra i quali diecimila religiosi, oltre a terribili distruzioni materiali. La maggior parte della storiografia ha sempre considerato questa guerra come il primo scontro tra fascismo e antifascismo, preludio della seconda guerra mondiale, trascurando la peculiarità della storia della Spagna dove, fin dall’epoca delle invasioni napoleoniche, vi fu una profonda e talvolta violenta contrapposizione fra il tradizionalismo, rappresentato soprattutto dalla Chiesa, e le correnti di pensiero illuministiche che iniziarono a diffondersi a partire dal XVIII secolo.
La rivalutazione di documentazione comprovante la responsabilità della Massoneria spagnola in quei tragici eventi e spesso volutamente taciuta dalla storiografia ufficiale per opportunismo o altro, fa di questo saggio un libro che rompe con gli schemi acquisiti per offrire al lettore una più ampia comprensione dell’evento.


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