Lorenzo Rossetti - Evagrio Pontico - ANTIRRETICO, Contraddire il diavolo con le parole della Scrittura - Fede e Cultira, 2009 - euro 6,00 pagg.76


La “contraddizione” (in greco antirrhesis) era un concreto ed efficace metodo di combattimento spirituale usato dai Padri per contrastare le insinuazioni e le suggestioni del maligno, attraverso le parole tratte dalla Sacra Scrittura. La versione italiana dell’Antirrhetikos di Evagrio Pontico (†399), rielaborata e semplificata, aiuta a riscoprire questa potente arma spirituale. La trattazione segue la suddivisione degli otto vizi: gola, fornicazione, avarizia, tristezza, ira, accidia, vanagloria e superbia. Avendo così nello sfondo l’antropologia filiale e il quadro delle principali virtù, viene così proposto un armamentario biblico per tutti coloro che vogliono affrontare “il buon combattimento della fede”. Il Signore Gesù continua nei Suoi la lotta contro l’Avversario: chi fosse desideroso di unirsi a Lui, troverà qui un compendio di frasi della Scrittura da “ruminare” e memorizzare per poter controbattere alla tentazione nel momento della prova.



L'Autore


Carlo Lorenzo Rossetti di Valdalbero, della diocesi di Roma, laureato in Storia e Filosofia e Diplomato all’Istituto di Studi Medievali dell’Università cattolica di Lovanio (Belgio), Licenziato e Dottore in Teologia alla Gregoriana di Roma. Già docente presso l’Università Lateranense, è attualmente in Albania dove, insieme alla missione pastorale, insegna teologia e dirige il Seminario missionario “Redemptoris Mater”.


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Raffaele Ragni - LA MILIZIA DELL'ARCANGELO, presentazione di Roberto De Mattei - Edizioni Solfanelli, 2009


di Piero Vassallo



Frutto dell’infedeltà al magistero cattolico e ai dogmi confermati dal Vaticano II, lo spirito del concilio ha propagato il buonismo, idea di bontà contraffatta e lanciata da teologi spericolati verso il lassismo, il relativismo e l’ignavia “de li angeli che non furon ribelli / né fur fedeli a Dio” (Inf, III, 37-38).

Di qui l’attualità della riflessione di Raffaele Ragni su San Michele Arcangelo, creatura fiammante di carità e perciò degna di amministrare la giustizia indefettibile di Dio.

Raffaele Ragni, autore del saggio “La milizia dell’Arcangelo”, pubblicato in questi giorni da Solfanelli in Chieti, è un giovane e brillante studioso di scienze religiose, che professa una fede senza cedimenti alle sterili mode di passaggio sulla scena del giornalismo teologico.

Roberto De Mattei, autore di una puntuale introduzione al testo, sostiene che Ragni “ci introduce, con una vasta conoscenza delle fonti teologiche, letterarie e iconografiche, nel mistero angelico, che può aiutarci a meglio comprendere ed affrontare le grandi sfide dei nostri tempi”.

La contemplazione del mistero angelico fa scendere la perfetta luce della sapienza cristiana sulla creazione di un mondo – questo mondo - diverso dal migliore dei mondi possibili, che ispira le desolanti elucubrazioni dei sofisti e inquina l’immaginazione del debolismo teologizzante.

“I buoni spiriti, rammenta infatti l’autore, rafforzano la percezione di Dio e la coscienza della sua presenza. Aiutano il senso comune a conoscere la bellezza e l’armonia del creato, ispirano alla fantasia immagini rassicuranti … sostengono la memoria nel richiamare le esperienze positive della nostra vita”.

Ragni confuta inoltre le mitologie – attualizzate da romanzieri esoterici e da cinematografari avventurosi – intorno alla tenebrosa divinità di Lucifero e ristabilisce la verità: “Lucifero è un angelo decaduto. Non è un dio malefico, come quelli che figurano nella religioni politeiste”.

Opportuna è infine le messa a punto di Ragni, sui confini dell’ecumenismo ebraicizzante. Gli affreschi del duomo di Marcianise, che rappresentano Melchisedek figura del Redentore, rivelano, infatti la preesistenza di Cristo rispetto ad Abramo: “con la nuova alleanza, soltanto chi crede nel Figlio di Dio e segue i suoi comandamenti è libero dalla schiavitù del peccato ed ottiene la salvezza eterna. La discendenza razziale da Abramo, pertanto, non determina alcun privilegio”.


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Alberto Rosselli - IL MOVIMENTO PANTURANICO E LA GRANDE TURCHIA - Edizioni Settimo Sigillo, 2007 - pagg.132, euro 15,00


UN LIBRO DI ALBERTO ROSSELLI INDAGA ‘l’ASIA DI MEZZO’


di Marco Cimmino


Nel libro di Alberto Rosselli, giornalista e storico genovese, “Il Movimento Panturanico e la Grande Turchia, tra mito, storia e attualità” (Edizioni Settimo Sigillo, Roma), come d’altra parte negli altri due precedenti (“Sulla Turchia e l’Europa” e “L’olocausto Armeno”) facenti parte del trittico ‘turcomanno’, non c’è spazio per il pettegolezzo protocollare, tanto caro a certa storiografia d’accatto. Alberto Rosselli scrive infatti di storia perché l’anima dello storico ce l’ha dentro; ed è in lui impellente il bisogno di chiarezza, sua in primis e, per conseguenza, dei lettori. “Il Movimento Panturanico e la Grande Turchia, tra mito, storia e attualità” è infatti un libro - come sempre parlando di quelli rosselliani - di grande nitore e completezza. Trattasi di un testo essenziale, di quelli che, una volta letti, viene da dire: strano non averci mai fatto caso. Esso scende, per così dire, alle radici di quel vasto fenomeno etnico, politico ed economico, che sta pervadendo i nostri tempi, e che, purtroppo, ci ha preso un po’ alla sprovvista, cioè il ‘fenomeno’ dell’Asia di Mezzo. Questa immensa regione, troppo lontana per avere avuto accesso all’interno delle ellittiche orbite mediterranee, ma anche troppo vicina per profumare d’Oriente salgariano. Questa realtà geografica, storica e culturale che ai nostri giorni si è trasformata in un enigma politico dei più pressanti, coinvolgendo e condizionando gli interessi espansionistici di Russia, Cina, Stati Uniti e Turchia. L’Asia Centrale, questo variegato mondo turcofono che ci rammenta la “Via della seta”, abitato da gente orgogliosa della propria identità, capace di raffinatezze elaboratissime ma anche di crudeltà primitive, è la materia di una dottrina e di un’ideologia, il Panturanismo, che, con il Panturchismo, rappresentò - e pare stia tornando a rappresentare – il sogno revanchista del vasto e transnazionale ‘popolo turanico’. Turchia, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan sono i paesi che fanno parte di questo immenso contenitore etnico-linguistico destinato, sembra, a giocare un nuovo importante ruolo strategico, soprattutto economico e militare. Con questa sua ardua opera, Alberto Rosselli ha dunque voluto indagare questa ampia, ma assai poco conosciuta area del mondo, legata da un filo sottile, ma robusto ed antico, ad Ankara. E ne ha tratto un saggio storico e geopolitico che propende, tuttavia, anche verso l’analisi antropologica e filosofica. Esso permette infatti al lettore di comprendere le complesse radici e il significato profondo del ‘nazionalismo’ turco e le mai interrotte connessioni religiose, culturali e linguistiche esistenti tra il popolo anatolico e le genti dell’’Asia di mezzo’.


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Paolo Mariani - L'ACCADEMIA E LA LOGGIA, Rivoluzione e massoneria alle origini dell'Italia moderna - Ed. Il Cerchio, 2007 - pagg. 122, euro 14,00


Risorgimento italiano e risorgimento massonico



di Piero Vassallo


La necessità inderogabile di attuare l’unità politica sul fondamento dall’unità spirituale degli italiani, si manifestò alla fine del XVIII secolo, quando gli antichi stati della penisola si dimostrarono incapaci di opporre un’efficace resistenza militare all’armata dei cleptomani discesi, sotto il vessillo della fellonia giacobina, dalla Francia affamata dalla rivoluzione.

La strutturale impotenza dei poteri politici fu compensata dalla spontanea, eroica insorgenza dei popoli italiani, i quali, con armi di fortuna e tattiche improvvisate, ostacolarono duramente l’azione dei saccheggiatori francesi.

La funzione provvidenziale degli insorgenti – i Viva Maria – commosse Vittorio Alfieri prima di essere nobilmente esaltata da Giovanni Gentile, il quale, senza esitazione, attribuì alla rivolta popolare il merito di aver destato la consapevolezza dell’obbligo di unificare la politica italiana in vista della resistenza all’invasore.

Le insorgenze antigiacobine hanno rappresentato il cuore antico del futuro italiano. Sono state il primo, nobile atto del vero e purtroppo incompiuto risorgimento italiano.

Una risma di letterati di scuola massonica, Ugo Foscolo, Vincenzo Cuoco, Pietro Colletta, Goffredo Mameli, Luigi Mercantini, Giuseppe Garibaldi, Mario Rapisardi, Giovanni Verga, Luigi Settembrini ecc., quasi anticipando l’azione gramsciana, si affrettò a produrre e diffondere dozzinali poesie, memoriali grondanti, pistolotti retorici, romanzi inverosimili e storie disinformanti, riuscendo nell’impresa di usare la letteratura quale vettore del progetto liberale finalizzato allo snaturamento del patriottismo.

La cattiva letteratura fu l’antefatto e la musica di fondo del risorgimento liberal-massonico, che ebbe il sopravvento sul risorgimento italiano. Gli scritti degli autori di loggia, opere per lo più di bassa qualità, erano tuttavia adatte ad innestare sul corpo sano e ingenuo del patriottismo l’artificiale ostilità verso la fede cristiana, che fu infatti sostituita dalla passione per quella libertà tiranna, che pretendeva di rifondare, sulla base avventizia dell’ideologia democratista, i corpi sociali nati e viventi da secoli senza necessità di suffragi universali e di grotteschi plebisciti.

Gli studiosi di scuola tradizionalista hanno trascurato l’apporto dei poeti e dei narratori al risorgimento massonico, con il risultato di restringere l’indagine storiografica di orientamento revisionista all’esame delle filosofie, dei filosofemi (ad esempio la grottesca produzione del Mazzini) e degli intrighi di palazzo, trascurando lo studio di quella strategia anticattolica e antitaliana che fu attuata dai letterati di servizio.

Uno studioso specializzato in studi letterari, Paolo Mariani, ha finalmente colmato una lacuna proponendo, nel saggio “L’accademia e la loggia”, edito dal Il Cerchio di Rimini, il profilo degli autori che produssero gli inni, le canzonette e le leggende che esaltavano il falso patriottismo ed esaltandolo lo facevano salire sul carro della rivoluzione massonica. Carro di cui il card. Giacomo Biffi ha rivelato la somiglianza con quello condotto dal favoloso Mangiafuoco, ingannatore degli ingenui in cammino verso il paese dei balocchi.

Mariani ricostruisce il progresso compiuto dall’errore massonico attraverso la letteratura affabulatoria prodotta dagli apologeti del falso risorgimento. E opportunamente ha messo descritto i mostriciattoli anticristiani e antitaliani striscianti sotto la pelle del finto patriottismo.

Ad esempio, lo sgangherato delirio gnostico, che strappava all’insicura penna di Giuseppe Garibaldi la definizione della propria anima quale “scintilla vicinissima al nulla, ma pur parte di quel tutto supremo Oh! Si di Dio! Sì! Particella dell’eterno”.

Analogo il grido comicamente panteista ed escatologico alzato dall’infelice Goffredo Mameli: “L’uom si confonde con Dio, e indiato al gran tutto si unisce, si fa l’uom una sola famiglia perché è giunta l’età dell’amor”.

Oggi possiamo dire che Marrazzo ha svelato la natura dell’ecumenico amore raccomandato dalla famiglia letteraria asservita al progressisti del XIX secolo.

Non convincente è invece l’analisi compiuta da Mariani dell’opera di Carlo Goldoni, scrittore che intitolò la propria vita al conformismo ma non fu ossessionato dalle passioni sacrileghe e demenziali nutrite dai protagonisti della letteratura liberal-massonica. Vero è che le sue opere fecero storcere la bocca dei massoni.

La critica di Mariani a un’opera goldoniana quale il “Feudatario”, pungente ma onesta satira del potere esorbitante, sembra addirittura suggerita dagli umori codini di un esteta sudamericano, Gomez Dàvila, che, in ristretti circoli di destra rovente, suscita astratti furori oligarchici.

Salva la riserva sugli sporadici eccessi reazionari, il saggio di Mariani si raccomanda agli studiosi e ai politici intesi ad approfondire le meccaniche della sovversione e dello stordimento mediatico.



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Lodvico Ellena - FREGATI DALLA STORIA - Editore Solfanelli, 2009 - pagg. 224, euro 12,00


Questo volume include dozzine di piccole storie che la storia con la maiuscola dà per sottintese, ma che in realtà non si conoscono affatto o si conoscono in modo approssimativo. Alcuni di questi brani sono stati pubblicati in precedenti volumi, altri come articoli giornalistici, la maggior parte invece vedono in questa sede la luce per la prima volta.
Si tratta di vicende minime, dettagli, sfumature o di fatti poco noti e in qualche caso addirittura colpevolmente ignorati dalla storia ufficiale, quella “politicamente corretta”.
Storia e geografia si intrecciano alle biografie di personaggi della cultura o della politica colti nella loro quotidianità diventando così più “umani”. Luoghi, religioni, cimiteri, simboli, superstizioni, curiosità, riti, mestieri e tragedie ignorate: una miniera di notizie derivate dallo studio di attenti specialisti che nel corso dei decenni hanno consegnato al sapere e alla cultura il frutto delle loro ricerche. Vicende a volte “piccole” che risultano estremamente utili per comprendere ancor meglio il clima culturale di un periodo o lo spirito di un’epoca.
Un libro che aiuterà soprattutto gli studenti, ma non solo loro, a comprendere meglio la storia; un libro utile per integrare la conoscenza e meditare.

Lodovico Ellena è nato a Torino nel 1957, ha viaggiato molto e si è laureato in filosofia a Torino. Ha avuto discreta notorietà con il gruppo neopsichedelico Effervescent Elephants, con l’edizione di vari dischi. È stato vice-preside, poi direttore, in un liceo torinese. Svolge numerose attività politiche e collabora a vari giornali.
Ha pubblicato le seguenti opere: Smacacando un macaco (racconti di umorismo assurdo, Vercelli 1996 ), Non me ne frego più (Menhir, Sanremo 1997), Dove osano le coccinelle (Menhir, Sanremo 1998), Storia della musica psichedelica italiana (Menhir, Sanremo 1998), Neofascisti in bicicletta (Menhir, Sanremo 2000), Una strana storia intorno a un lago (Menhir, Vercelli 2001), Storie comuniste in bianco e nero (Menhir, Sanremo, 2001), Vicoli di storia. Quello che non si trova sui corsi (Menhir, Vercelli 2002), Camerati in cattedra. Mit pistolen (Menhir, Sanremo 2003), Gli elefanti che furono effervescenti (Menhir, Vercelli 2003), Archeologia in pillole (con Walter Camurati, Menhir, Vercelli 2004), La riconquista della posizione eretta (Menhir, Vercelli 2004), La patente europea del fascista (Tabula fati, Chieti 2004), Kulturkampf (Tabula fati, Chieti 2005), Riflessioni sulla storia (Tabula fati, Chieti 2005), Gaudeamus Igitur (Menhir, Vercelli 2005), Le pagine strappate della Resistenza (Tabula fati, Chieti 2006), Ruminando Messalina (Tabula fati, Chieti 2006), Le pagine ritrovate della Resistenza (Tabula fati, Chieti 2007), Educazione cinica (Tabula fati, Chieti 2007), Il Nazismo (Alpha Test, Milano 2007), Misteri (Menhir, Vercelli 2008), La violenza della democrazia (Tabula fati, Chieti 2008), Torino segreta (Menhir, Vercelli 2008), Strade e uomini di Alice Castello (Menhir, Vercelli 2008), Fregati dalla storia (Solfanelli, Chieti 2009) e Ogni alba eredita un tramonto (Menhir, Vercelli 2009).



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Marco Iacona - 1968, LE ORIGINI DELLA CONTESTAZIONE GLOBALE - Edizioni Solfanelli, 2008 - pagg. 160, euro 10,00


Il “vero” Sessantotto (autunno 1967 - primavera 1968) visto da destra. Con le sue luci e le sue ombre. Dopo quarant’anni si discute ancora di questa parentesi storica mai dimenticata che ha segnato per motivi diversi sia la sinistra sia la destra del nostro Paese (quest’ultima, a causa della “contestazione globale” soffre oggi di un senso di colpa in più).
Un Sessantotto preceduto da eventi storici di enorme portata: la guerra nel Vietnam, la rivoluzione cubana, la rivoluzione culturale in Cina e poi ancora la decolonizzazione, il golpe militare in Grecia e la morte di Che Guevara in Bolivia.

In questo libro vengono comparate due diverse letture del Sessantotto: quella del Sessantotto “di lungo periodo” che considera gli eventi principali verificatisi lungo l’intero arco degli anni Sessanta e l’altra che guarda ai problemi del mondo universitario italiano come cause dirette delle rivolte studentesche dell’anno accademico 1967-68.

Marco Iacona è Dottore di ricerca in Pensiero politico e istituzioni nelle società mediterranee, scrive tra l’altro per il bimestrale “Nuova storia contemporanea” e il quotidiano “Secolo d’Italia” per il quale nel 2006 ha pubblicato una storia del Msi in dodici puntate. Ha curato saggi per le Edizioni di Ar, per Controcorrente edizioni e per le Edizioni Mediterranee.
Ha pubblicato
1968. Le origini della contestazione globale (Solfanelli, Chieti 2008) e Il Maestro della Tradizione (Controcorrente, Napoli 2008).

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Roberto De Mattei - LA DITTATURA DEL RELATIVISMO - Edizioni Solfanelli, 2007 - pagg. 128, euro 9,00


Il grande dibattito del nostro tempo, secondo Roberto de Mattei, non è di natura politica od economica, ma culturale, morale e, in ultima analisi, religiosa. Si tratta del conflitto tra due visioni del mondo: quella di chi crede nell’esistenza di principi e di valori immutabili, iscritti da Dio nella natura dell’uomo, e quella di chi ritiene che nulla esista di stabile e di permanente, ma tutto sia relativo ai tempi, ai luoghi, alle circostanze. Se però non esistono valori assoluti e diritti oggettivi, la volontà di potenza dell’individuo e dei gruppi diventa l’unica legge della società e si costituisce quella che Benedetto XVI ha definito la “dittatura del relativismo”.
La denuncia della minaccia relativista è il filo conduttore di queste pagine, che raccolgono scritti e interventi dell’autore svolti tra il 2005 e il 2007. L’opposizione alla dittatura del relativismo, che oggi si esprime attraverso il terrorismo psicologico e la repressione giudiziaria, passa attraverso la riscoperta di quella legge naturale e divina che ha costituito il fondamento della Civiltà cristiana, formatasi nel Medioevo in Europa e da qui diffusasi nel mondo intero.
Il pensiero cui questo libro si ispira è quello della
Philosophia perennis, integrata dal Magistero tradizionale della Chiesa, ma anche dall’insegnamento dei grandi autori contro-rivoluzionari cattolici dell’Ottocento e del Novecento, di cui l’autore è, in Italia, erede e continuatore.



Roberto de Mattei (Roma, 1948) è Professore di Storia Moderna all’Università di Cassino e insegna Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l’Università Europea di Roma, dove è coordinatore del corso di laurea in Scienze storiche.
Giornalista e scrittore, difende i principi e le istituzioni della Civiltà cristiana su numerose pubblicazioni come “Radici Cristiane”, “Lepanto”, “Corrispondenza romana”, “Famiglia Domani Flash” e “Nova Historica”.
Tra i suoi ultimi libri:
Pio IX (Casale Monferrato 2000, tradotto in portoghese e inglese); La sovranità necessaria(Roma 2001, tradotto in francese, spagnolo e portoghese);Guerra santa. Guerra giusta (Casale Monferrato 2002, tradotto in portoghese e inglese); La Biblioteca delle Amicizie(Napoli 2005); De Europa. Tra radici cristiane e sogni postmoderni (Firenze 2006); Finis Vitae, a sua cura (ed. italiana Roma 2006, ed. inglese Roma 2007); La dittatura del relativismo (Chieti 2007, tradotto in croato, polacco e portoghese).





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